Per garantire la sicurezza alimentare e la qualità del prodotto finale, ricordiamo alcune indicazioni per la corretta gestione delle aflatossine nella produzione di latte.
Per l’alimentazione degli animali è importante richiedere sempre una dichiarazione che attesti il rispetto dei limiti previsti per le aflatossine, sia per materie prime sia per mangimi composti, completi o complementari. Occorre inoltre garantire la tracciabilità dei lotti acquistati, per poter risalire con precisione all’origine di ogni prodotto. Al momento dello scarico del mangime in azienda, è una buona prassi richiedere un controcampione sigillato e controfirmato, da conservare fino all’esaurimento del lotto.
In base alla frequenza degli acquisti, è utile effettuare campionamenti periodici dei mangimi e sottoporli a verifiche analitiche, così da confermare la veridicità delle dichiarazioni. È poi necessario prestare attenzione alla razione complessiva somministrata, poiché l’effetto sommatorio di più mangimi o materie prime, pur rientrando singolarmente nei limiti di legge, può comunque determinare un rischio per la qualità del latte.
Nel caso di autoproduzione di granella o pastone, è opportuno pianificare un’attività di campionamento e analisi in un laboratorio accreditato, prima dell’utilizzo del prodotto nella razione alimentare.
Per quanto riguarda il latte raccolto, è raccomandato di effettuare un controllo mensile del latte prodotto e conservare i relativi rapporti di prova, in modo da mantenere un monitoraggio costante e puntuale della qualità della razione alimentare somministrata. Nel caso in cui il livello di aflatossina M1 nel latte risulti pari o superiore a 0,040 μg/ kg è necessario comunicare il superamento entro 24 ore all’Ats e adottare immediatamente azioni correttive. L’efficacia di tali interventi deve essere verificata con successive analisi. Se invece il latte crudo supera i valori di legge, ossia 0,050 μg/kg di aflatossina M1, il risultato deve essere comunicato entro dodici ore dall’acquisizione dell’esito all'Ats e agli acquirenti ai quali il latte è stato fornito. In questo caso, occorre sospendere il conferimento o la vendita diretta ai fini alimentari, eliminare il latte non conforme e adottare immediatamente azioni correttive, in particolare rimuovendo o sostituendo gli alimenti a rischio, come la granella di mais, nella razione alimentare.
In via generale, è consigliabile evitare l’utilizzo di granella di mais e farine provenienti da raccolti “precoci” conferiti con un’umidità inferiore al 22 per cento, così come di altri prodotti come cotone e girasole. Durante la raccolta del mais è opportuno adottare le migliori pratiche agronomiche disponibili, al fine di ridurre la probabilità di contaminazioni.
L’impiego di catturanti può essere utile, ricordando, però, che non rappresentano una soluzione definitiva, né possono sostituire le buone pratiche di prevenzione e di corretta gestione del rischio