Passo indietro del governo in merito all’entrata in funzione del registro telematico dei cereali, noto come “Granaio Italia”. Con un emendamento al decreto Milleproroghe il debutto era stato inizialmente posticipato dal 1° marzo al 31 dicembre 2025. Una decisione che aveva suscitato diversi malumori. Così l’emendamento è stato riformulato nella seduta conclusiva della Commissione Affari Costituzionali con proroga dell’entrata in funzione del registro telematico dei cereali al 31 luglio 2025. Alle condizioni attuali sarebbe poi stato impossibile mettere in pratica la misura. Il sistema gestionale informatico infatti non funziona correttamente.
Nel dettaglio, le aziende zootecniche sono state esonerate da questo obbligo, così come i cerealicoltori che producono e consegnano direttamente al centro di stoccaggio. Permane l’adempimento per chi stocca privatamente in azienda, il che vuol dire che il numero di aziende coinvolte è decisamente limitato. Granaio Italia prevede infatti l’obbligo di registrazione delle movimentazioni di cereali per quantitativi annui minimi pari a 30 tonnellate per il frumento duro, l’avena, il farro, la segale, il miglio, il frumento segalato e la scagliola, 40t per il frumento tenero e l’orzo, 60t per il sorgo e 80t per il mais. Dalle registrazioni sono invece escluse tutte le operazioni relative alla trasformazione dei cereali.