La rottamazione-quinquies, prevista dal Disegno di legge n. 1375/2025 e attesa nella “Legge di Bilancio 2026”, riguarda i carichi affidati alla riscossione tra il 2000 e il 2023. L’istituto prevede l’annullamento di sanzioni, interessi e aggio, con pagamento fino a 120 rate mensili e decadenza dopo otto rate non versate. Sono allo studio criteri di accesso più restrittivi, quali l’esclusione dei contribuenti decaduti dalle precedenti definizioni e una valutazione rafforzata della capacità contributiva.
La quinta edizione della c.d. “rottamazione delle cartelle”, oggetto del Disegno di legge n. 1375/2025 depositato al Senato, potrebbe trovare spazio nell’ambito della “Legge di Bilancio 2026”.
Secondo le prime anticipazioni, la misura dovrebbe riguardare i carichi affidati all’Agente della riscossione nel periodo compreso tra il 2000 e il 2023, con la possibilità di dilazionare il debito fiscale fino ad un massimo di 10 anni, pari a 120 rate mensili.
Come nelle precedenti edizioni, verrebbero azzerati sanzioni, interessi e aggio (ove applicato), mentre la decadenza dai benefici scatterebbe soltanto in caso di mancato pagamento di otto rate, anche non consecutive.
Si tratta, dunque, di un approccio apparentemente più flessibile rispetto al passato, volto ad ampliare la platea dei contribuenti che possono effettivamente portare a termine il percorso di regolarizzazione.
Il Legislatore sembra intenzionato a introdurre criteri più selettivi per garantire che la nuova rottamazione-quinquies sia destinata principalmente a chi si trova in effettive difficoltà economiche, evitando abusi.
In questa direzione, si discute se escludere dal beneficio coloro che siano decaduti dalle precedenti rottamazioni dopo aver versato solo la prima rata, oppure se rendere più stringente la valutazione della capacità contributiva.
Un altro nodo riguarda la possibile reintroduzione dell’obbligo di versare subito il 20% del debito complessivo. Nelle versioni precedenti tale vincolo si è rivelato un ostacolo per molti contribuenti, e per questo la nuova impostazione, che appare più vicina alla disciplina della rateazione ordinaria recentemente riformata, potrebbe non riproporlo.