Mentre autotrasporto e pesca ottengono incentivi, le imprese agricole restano senza sostegni diretti.
Dopo l'impennata dei prezzi dei carburanti delle ultime settimane, arrivano le prime contromisure del Governo, che con un decreto "lampo" ha cercato di contenere l'aumento dei costi energetici legato alla crisi in Medio Oriente.
l decreto legge n. 33 del 18 marzo 2026 introduce obblighi di trasparenza per le società petrolifere e controlli lungo la filiera per contrastare le speculazioni, un taglio temporaneo delle accise su tutti i carburanti e un credito d'imposta del 20%. Ma il settore agricolo è fuori dalle misure più incisive.
Taglio delle accise: beneficio quasi nullo per l'agricoltura
Il decreto specifica che la riduzione delle accise si applica sia alla benzina sia al gasolio se utilizzati come carburanti senza distinzione di impiego per 20 giorni, cioè fino al 7 aprile 2026. La riduzione però è significativa solo per l'autotrazione, dove il prezzo al litro scende di circa 20 centesimi (24,4 centesimi per litro con l'Iva), mentre per l'agricoltura cambia poco.
Ipotizzando che lo sconto sulle accise si applichi anche al gasolio agricolo, che gode di un'accisa già ridotta al 22%, lo sconto reale si ferma a circa 3 centesimi al litro. Una cifra già annullata dai rincari registrati nelle stesse ore di entrata in vigore del provvedimento, con prezzi che restano stabilmente sopra 1,20-1,25 euro al litro.
Niente credito d'imposta per il gasolio agricolo
Se nel 2022 l'allora Governo mise in atto un credito d'imposta del 20% sul gasolio agricolo, oggi per le imprese agricole non è previsto alcun sostegno diretto. Il credito d'imposta del 20% è infatti destinato solo alle aziende operanti nel settore della pesca e dell'autotrasporto.